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1月31日 Forse che forse che mi stia risvegliano da questi giorni di pigrizia? Giusto in tempo per finire l'articolo e spedirlo, giusto in tempo perchè oggi mi arriva il secondo libro da giudicare, giusto in tempo per l'esame di lunedì. Nel frattempo mi riguardo quel gran film di American Beauty. Guardatevelo, godetevelo. 1月30日 ...interruzioni.. blah blah blah nella testa, lagne da riversare sul blog che però (per ora!) vi risparmio. Nell'attesa di rendere questo blog sberluccicante e pieno di fotine carine inizio collo scrivere il testo di una canzone, Little Boxes, sigla di Weeds. L'originale è degli anni '60 circa. Little boxes on the hillside, Little boxes made of ticky tacky Little boxes on the hillside, Little boxes all the same, There's a green one and a pink one And a blue one and a yellow one And they're all made out of ticky tacky And they all look just the same. And the people in the houses All went to the university Where they were put in boxes And they came out all the same And there's doctors and lawyers And business executives And they're all made out of ticky tacky And they all look just the same. And they all play on the golf course And drink their martinis dry And they all have pretty children And the children go to school, And the children go to summer camp And then to the university Where they are put in boxes And they come out all the same. And the boys go into business And marry and raise a family In boxes made of ticky tacky And they all look just the same, There's a green one and a pink one And a blue one and a yellow one And they're all made out of ticky tacky And they all look just the same. 1月27日 Tutto rumore di passi, miei. Il selciato abbondanato dal tempo e dai suoni. Osservo i pensieri vagare nella mia mente. Non ho nulla e non mi manca nulla. Tu che non esisti ma sorridi ripensando con me a quelle fiere di paese in cui sfuggiamo fra i banchetti. A quel particolare ascoltarci fra tazze fumanti e parole sperse, fumanti anch'esse. Di ricordi che non hanno bisogno d'esser reali qui dove il confine fra verità e fantasia è lo stesso che fra te e me, sfumato fra pensieri e intensità. Come se avvolgerti le spalle bastasse a proteggerti da questa realtà con cui io mi devo confrontare e non tu, che rimani splendida ad aspettarmi proprio al fondo del selciato. Come se non avessi niente di meglio da fare che continuare a non esistere. Rispondo al tuo sorriso io che non ho nulla e non mi manca nulla. 1月22日 bisogni c'è questo bisogno di elaborare. Cammini verso il poli, riprendi i tuoi gesti, vai a dare un esame, senti un amico, torni ai tuoi progetti. Riprendi la tua vita ed è in quel momento che avverti quel dolore, quel pensiero che lui non possa. Taglieremo la punta delle feluche, un gesto stupido ed insignificante per alcuni forse. In un momento così "grande" qualsiasi cosa corre più che il rischio di sembrarlo. Ma quel simbolo resterà così per sempre e chi arriverà a guardarla col volto pieno di righe non potrà dimenticare quel ragazzo restato giovane. Può sembrare strano quanto alcune serate spinte a lungo, fino all'alba fra il vino ed i canti, ti possano far sentire avulso dal resto e vicino a chi è lì a condividere quelle tensioni, quelle gioie, quelle passioni di quel mondo strano ed intenso che c'era lì. Riprovo una parte delle cose che provai quando una ragazza del mio liceo mancò, diciottenne, sempre un incidente. Non so perchè ma quello che mi tormentava era l'idea che fosse sola in quel momento in cui, probabilmente no, ma forse s'era sentita la fine senza poterla evitare, quel peso immenso e nessuno a darle conforto. E avrei voluto poter essere in qualche modo lì a prendergliene una parte, quell'angoscia mi feriva. Così è anche oggi. Forse sono un poco più duro per gli anni; un velo di vecchiaia fra me e l'istinto ma io Stefano lo conoscevo. Non bene certo. Sono momenti dove vince l'ipocrisia, dove non si sa che dire. E neanch'io lo so, siamo tutti alla ricerca lenta di un modo per elaborare questa cosa e lasciarla essere parte di noi. Una parte che diverrà piccola nel tempo, se ne accumuleranno altre nel nostro baule. Ma in fondo quella feluca ferita per sempre rimarrà come simbolo di quella nostra gioventù su cui si aggiunge una cicatrice. 1月21日 Ciao Stefano Ciao Stefano. Forse correvi a casa, non lo so. Mi ricordo di quando guidavi al ritorno di Bologna. Quella nostra "spedizione" ben diversa da quella tua in Libano in quel momento di tensione, eravamo in pochi del nostro gruppo ed eravamo orgogliosi di rappresentarlo. O quel viaggio a Pisa. Quante risate e quanti bolli che hai raccolto. E il "processo"? Quanto diamine avevi bevuto? Eh eh ti lasciavi prendere del gioco. Allegro, ti ricordo così. Quello spirito di gruppo che ci stringeva tutti e specie te, me e Alessandro. Come quando ci siamo arrocati sul gonfalone quella sera ad Avigliana. Non potevo dire di conoscerti bene ma ho condiviso con te alcuni momenti davvero belli. Ora vado a mangiare da Marco, c'è anche Carmine. Ci sarai anche tu. Vorrei avere qualcosa da dire a chi piange. Io no, io c'ho la tua allegria a farmi compagnia in questa sera di passaggio fra un esame dato oggi ed uno da dare domani mattina. Soluzioni ovvie Sta tutto lì. In quello spirito che a volte non sai dov'è ma c'è. Alla fine risolvi con una meta casuale, vai in un pub in valle dove suona qualcuno che conosce qualcuno che non hai capito neanche chi sia. Ma a te non te ne frega. Massi te ne vai a Bruino. Raccatti quel solito lurido alcolizzato che infesta il panorama del tuo alcolismo da più di un decennio. Ti raggiunge il Magnifico. C'è il buon, raro, Paul. Il gruppo non è male e scopriamo che qui hanno suonato pure i Bloodyguns. Torneremo, forse a primavera per sentirli, forse perchè una sera non avremo di meglio da fare. L'importante è che magari hai gli esami alle porte ma comunque tu ti rende conto che sono più distanti delle birre "al sacco" che stringi in mano e che ti porti nel locale ma non per questo ti privi di un altro litrozzo di birra alla spina: Devil Kiss, rossa maltata scozzese, il tipo di birra che ci sta bene su queste serate. Gli esami sono lunedì e martedì. Confiniamoli in quei giorni, che non vengano a soffocare il buon vecchio essere che scorrazza libero le sere nei pub. Spazi, bisogna saperseli creare nella testa per non soffocarsi. Imparare a gestirsi. E' facile iniziare; la prima regola è "nel dubbio bevi". 1月16日 Serate a guardare 21 grammi"E ora mi mangio cracker spalmati con il miele", sorridevo avanzando barcollante verso la cucina, il viso un poco bianco. Dano fa capolino dall'altra stanza per venirmi a dire “uao, la colazione del campione”. Si siede con tranquillittà su una sedia. Io intanto addento il primo cracker. Mastico lentamente, attento alla reazione del mio stomaco. Andrea ancora dorme di là in camera. Ricordo la convocazione del “Jamaican Rhum Comitee” scritta da me e lui al Dano che mi fa compagnia in questa colazione post sbornia.
Con la presente
intendiamo darle avviso ufficiale della delibera del
E lui si era presentato. Compagni di licei, sopravvissuti agli anni seguenti. E' passato del tempo da quella mattina. Dano ed i suoi rasta se ne stanno in Spagna. Io vivacchio qui sognando di viaggi e cambiamenti. In attesa della, probabile ma chi può dirlo, pubblicazione con tanto di guadagno (ma si tratta di roba tecnica), di un viaggio a Cork, di andare a trovare il Poeta insieme al Virgilli. E poi leggo queste righe, cacchio. Più che cacchio non so dire, mi rendo conto non sia un granchè, ma è il mio limite e so accettarlo. 1月14日 Piovesse più spesso In questo circolo perverso di illusioni, disillusioni, faticate reillusioni servono più mattine in cui piove e andando ascolti Via con me di Paolo Conte ...via, via, vieni via di qui, niente più ti lega a questi luoghi, neanche questi fiori azzurri... via, via, neanche questo tempo grigio... poi passi a Last Kiss dei Pearl Jam. Comunque stamattina ho fatto richiesta di diventare socio A.I.C.A. (associazione italiana informatica e calcolo automatico) impegnandomi a: 1. Un costante impegno personale per aggiornarmi sugli sviluppi della informatica e del calcolo automatico nei settori che più direttamente riguardano la mia attività. 2. Esercitare tutta la mia competenza nello svolgimento dei miei compiti – quanto meno fino al livello che ho dichiarato di possedere nell’accettarli – e non dichiarare di possederne livelli maggiori di quelli realmente posseduti. 3. Mantenere la più completa riservatezza sui dati e le notizie riguardanti il mio datore di lavoro e i suoi clienti. 4. Avere coscienza del possibile impatto sociale del mio lavoro. 5. Imparzialità nelle decisioni che prendo o raccomando e schiettezza nell’enunciare possibili miei interessi oggettivi nelle alternative di soluzione dei problemi che tratto. 6. Essere cosciente della responsabilità che mi deriva dagli aspetti più tecnici del mio lavoro – a cominciare da quello di analisi e programmazione – per il fatto che essi sono poco familiari agli altri e – nello stesso tempo – origine di serie conseguenze negative se trattati in maniera inadeguata. 7. Evitare di usare linguaggio incomprensibile in sede di proposta di soluzione ai problemi individuati o sottopostimi, mantenendo vigile coscienza che tale uso può, anche involontariamente, celare carenza di sostanza. 1月13日 SerendipityCosa c'è di più bello di un uomo solo in un pub, con la sua birra, che parla ai propri difetti? Un soffio di vita Consiglio vivamente di leggervi quest'intervento: The Riot. Concordo appieno. 1月12日 Io qui non parlo di politica La politica è un ottimo modo per non andare d'accordo. Ho idee in contrasto con molti amici e conoscenti, le difendo ma se posso evito le discussioni perché per lo più ci si limita ad arroccarsi sulle proprie posizioni, incapaci di muoversi da queste. Solitamente si finisce per berciarsi acidità a vicenda. Però, proprio perchè amo questo mio Paese, non mi va proprio di pensare che il mio bel Piemonte o altre regioni possano ricevere rifiuti dalla Campania. Se una porzione della società non riesce a reagire quando l'immondizia arriva al primo piano quando lo farà? In tutti i settori, in tutti i campi stiamo assistendo alla deresponsabilizzazione ad ogni livello. Affrontare problemi e colpe è un ottimo modo per crescere. Certo sarebbe totalmente diverso se un evento drammatico avesse portato a questa situazione ma non è così. Per quanto assurdo questa è una situazione che si è deciso di non risolere in quattordici anni. Sarebbe stupido che ora fosse qualcun'altro (inteso come gruppo e non come singolo) a pagarne le conseguenze. 1月9日 The Scoppiato Group Project: Dossier 2°Riprende la serie, perchè possiate essere preparati quando incontrate i soggetti...
Nome anagrafico: Valentina
Nome in codice: Alf
Nome GIUVIELLO: - Non assegnato -
Segni particolari: Incredibilmente uguale ad Alf. Di tanto in tanto emette versi acuterrimi. Custodisce l'agente "Gongolozzo", attualmente sotto le mentite spoglie di nano da giardino, rendendone la psiche ancora più disturbata con continui travestimenti.
Le puntate precedenti: La Scoppiata 1月8日 I consigli dell'uomo di casa Fede Dopo "scartavetrare fa schifo" ho l'orgoglio di dirvi che le mie ricerche mi hanno portato a comprendere che 3 etti di pasta condita col tonno sono troppi. O forse è che c'è poca birra ad accompagnarli. Si forse è quello. Detto fra noi ...mia sorella non scrive male. Se glielo dite vi uccido. In senso figurato, certo... d'altronde sono un tipo dalle reazioni pacate no? 1月3日 Appunti Strange memories on this nervous night in Las Vegas. Five years later? Six? It seems like a lifetime, or at least a Main Era—the kind of peak that never comes again. San Francisco in the middle sixties was a very special time and place to be a part of. Maybe it meant something. Maybe not, in the long run . . . but no explanation, no mix of words or music or memories can touch that sense of knowing that you were there and alive in that corner of time and the world. Whatever it meant. . . . [...] So now, less than five years later, you can go up on a steep hill in Las Vegas and look West, and with the right kind of eyes you can almost see the high-water mark—that place where the wave finally broke and rolled back. Mi ricorda ciò che scrissi una sera su una branda di un ostello di Barcellona, primo interrail. Nessuno l'ha mai letto. La Natura mal si piega al mio umore Ho voglia di uscire, di andare ma la neve mi blocca in casa. Mi sento un animale in gabbia. Trapped under ice. 1月2日 Report di fine anno (sono anch'io nella massa, fatemi spazio)Può trattarsi di
una vita o di un attimo. Per me è stato un secondo o forse
un'ora, capita così, ti ritrovi senza stimoli nè
prospettive immediate. Ti isoli, lasci che il tempo ti scorra sulla
pelle senza lasciarlo entrare in te. Tutto fluisce attorno a te, i
movimenti ti sembrano stranamente lenti, gli atti privi di scopo, non
inclusi in un disegno. Meccaniche vuote, strategie trascurate. Un
tempo mi capitava spesso, nel mezzo delle serate si spegnere tutte
quelle luci, quel mio vociare, quella voglia di rincorrere la
prossima pinta annaffiandola di battute volgari. Fermavo le risate ed i sorsi e pensavo. Mi estraniavo. Questa volta è stato
diverso, avevo solo il vuoto dentro. E' che mi servono strade nuove,
nuove emozioni. E' sempre stato così, la fame e
l'insoddisfazione. Come un vecchio e patetico biker cui non riesce di
metter radici. Forse è solo che una volta, a 17 anni, avevo un
amico uguale a Kurt Cobain con cui cantavamo Smells like than spirit
di notte nei boschi. Sarò caduto nella trappola della banalità
di fine anno, a ripensare ai giorni scorsi e guardare il futuro. E'
stato un anno grande. Duecento almeno serate al pub, le uscite con
Ciube, Alessia, Micol, Giorgì, Alf. Un gruppo nuovo ma
assetato di ritorni all'alba di visite ai fornai aperti di notte, un
gruppo che si è sommato per alcuni mesi al solito solido
gruppo cui ho legato il mio crescere, mio e del mio fegato. Anche un
po' di Goliardia. E poi il lavoro, cose che capitano, cose in cui ti
butti. Cose in cui lasci la possibilità alla vita di far di
testa sua invece che riporla via in attesa di sapere cosa farne. Sono
stato a Trieste, bellissima ma triste nella mia visita solitaria. Ho
visto Roma per la prima volta (e ci sono tornato altre tre volte in
capo a poco più di un mese), sono stato a Napoli (e non ho
saputo proprio amarla). Sono ritornato a Catania e a Pisa, diverse e
belle. Credo di essere cambiato. E ho voglia di ripescare quel che
c'è di me e c'era e ci dovrà essere. Ho anche un
giubbotto di pelle adesso, che conta del resto? Anche se non so
rispondere esaurientemente so ciò da cui devo iniziare ed è
lavorare su di me. Cambiare la direzione. Ho smesso di criticarmi (ma
ho continuato a criticarvi tutti). E diamine è stata una bella
sensazione: ho fatto quel che mi pareva in ogni occasione, ho vissuto
a casaccio. Mi sono divertito e sentito libero. Però ho anche
lasciato posto anche a qualcosa di sbagliato. Ho sbagliato a volte
nei confronti delle persone. E ammettiamolo, sono diventato un
bastardo. Non che sia una cosa iniziata l'anno scorso ma è una
cosa che quest'anno deve finire. E non sempre sono stato un amico
quanto avrei potuto. C'è spazio, tanto, per migliorarsi. Poi
mi han fatto notare quanto ormai venga considerato dalle voci di
corridoio un personaggio volgare ed uno scoppiato pronto ad insultare
chiunque. Beh è vero. Mi metto le dita nel naso e mi gratto le
palle in pubblico in assoluta libertà. Non riesco a trovarci
nulla di sbagliato “non si fa”, “è da maleducati”.
Mah, non mi riesce di accettare le cose cui non riesco a trovare un
senso. Ogni limitazione alla mia libertà deve averne uno, la
gente preferisce accettare regole cui non trova un senso per sentirsi
accettata, o magari non si pone nemmeno domande. Insulto e attacco la
gente quando trovo stupido quello che dice o faccio battute taglienti
per il solo gusto di farlo. Eh si. E mi ci diverto anche. Ci sono una
serie di motivi: voglio sincerità nei miei riguardi e
aspettarsi da me ipocrisia è... beh... stupido. E poi mi
aspetto che la gente accetti critiche a quello che dice. Non che le
critiche debbano cambiare per forza il pensiero di qualcuno ma
neanche far offendere chi le riceve. Ad una opinione può
rispondere la mia senza che questo scateni una guerra no? Trovo tanta
gente troppo incapace di accettare un confronto. Però c'è
anche cattiveria in molte mie parole o semplice sacrificare gli altri
sull'altare del mio divertimento. Questo è sbagliato, me ne
pento, ci lavorerò.
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