Federico's profileL'eremo del viandantePhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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December 30 Dichiarazioni di fine annoHo iniziato a tenere questo blog più di un anno fa principalmente come spunto per spingermi a scrivere di tanto in tanto. Io che avrei voluto scrivere ma non avevo mai trovato una spinta tale da stanarmi dalla mia mortale pigrizia. Ora lo dico qui, Urbi et Orbi, io voglio scrivere. Almeno un libro. C'è bisogno di faccia tosta, di saper gettare il cuore oltre l'ostacolo, direttamente in un burrone se serve e quindi, fra le nebbie di un risveglio ancora in corso io mi affermo qui come "scrittore che non scrive", un bozzolone in attesa di mutarsi nell'essere dai colori cangianti, in uno "scrittore che scrive". Perché un uomo nella vita dovrebbe fare un figlio, piantare un albero e scrivere un libro. E da qualche parte bisognerà pure iniziare, no? December 23 Stopped waiting for24 anni, la sensazione di avere sbagliato molto, di aver imparato moltissimo. December 22 ...caratteraccioE' mattina. Sono stanco. Un poco brillo. E sono incazzato. Incazzato forse solo perchè ho un caratteraccio e mi incazzo facilmente, senza motivo. Incazzato forse solo perchè è un modo per chiedermi "sei adatto a quello che stai facendo?". Incazzato perchè fra tanta intelligenza trovi degli imbecilli, sfigati che non valgono un pelo del mio culo. Sempre rispettosamente parlando. Epperò ieri è stata una giornata speciale. Particolare. Ne sono avvenute di cose, cose che a me forse non sembrano assurde essendo entrato in una certa logica ma che a chi le racconterò lo sembreranno... e mi guarderanno con occhi sgranati. O forse mi illudo. E' stata una giornata lunga e credo di essermela cavata, non bene quanto avrei voluto ma comunque pare sia stato apprezzato da chi ha così tanto da insegnarmi. Io non lo so che sarò, il problema è che quando riesco a cavarmela subentra il mio mantra "Ok, se volessi ce la farei. Ma io voglio?" E' mattina e io penso ancora alla gente incontrata (una piccolissima frazione) che val meno, molto meno, di un pelo del mio culo. E scusate la finezza... December 20 D'allargate prospettive e di scorpacciate filisteeFra le lettere morte abbandono le mie parole al ritorno di una serata spesa fra filistei (nota: filisteo = non goliarda), con quel che ne consegue ovvero rientro ad ora umana ed in stato di semi sobrietà. Una serata tranquilla a casa di colei che spesso è chiamata "Mamma" per i suoi modi e che mi ha rifilato una borsa assolutamente apprezzatissima di cibarie e alcolici. E mi lascia sempre uno strano piacevole sapore rivedere Laura, che mi ritrovo sempre a ravanare nel solo unico pensiero, che forse non le ho detto o che lei magari ha dimenticato. Chi può dirlo (e chi cogliere 'l'effettiva differenza?), che poi non avrei problema alcuno nel dire. Di quanto alla fine dell'estate dopo la quinta superiore, in un punto preciso che ricordo, dove stavo passeggiando o dove avevo parcheggiato (non mi sovviene or ora), in quel punto d'improvviso realizzai che la scusa che mi aveva permesso di vederla era sparita (e con scusa intendo la scuola) e che se non ne avessi trovata di gran carriera un'altra più non l'avrei rivista. Fu un momento di lucida disperazione. Come un cieco che ritrova la vista solo per vedere che gli hanno investito il cane. E pochi giorni dopo una sua omonima mi lasciò e quel che successe in seguito è storia (una storia sempre negata però). E quindi il mio mono-neuronale stato non mi permette di accarezzar che una sola sensazione: quella di piacevole stupore e indefinita gratitudine nei confronti del destino o forse nei suoi, che son anni i quali la polvere si mangia eppure eppure ancora ci si vede, ed ecco qui una vittoria sul Tempo e sulle sue correnti di deriva. Per poi magari tormentare il buon Paolo detto "Oliva" (per distinguerlo dall'altro, quello alto sparito nei sotterranei della FNAC). Tormentare per mezzo di chiacchiere, fra le quali estorcere confessioni da conservare con geloso senso del possesso, che è per me orgoglio riceverne. Che poi come gli dissi si passa spesso e volentieri le sere a chiacchierare eppur non ci chiameremmo mai così, una sera per fare due chiacchiere. Ed è poi questo strano ai miei occhi, strano fenomeno che si ritrova in mille e mille altre occasioni ma è discorso da riservarsi a diversa situazione anche solo perché la musica corre "But your head's so far from the realness of truth" e questo è dannatamente vero al sesto piano dove ci son cose che accadono sol per gli occhi e le menti di me e Goliardolo (come è stato ribattezzato il mio coinquilino, un vil nano da giardino). Qui io coltivo un mio modo di vedere e di essere ma anche spendo molto tempo a pensare alle persone che hanno avuto un ruolo nella mia esistenza, nessuno viene dimenticato. Ed in particolare trovo piacere nel pensare a quelle persone che hanno allargato le mie prospettive. Persone come Gillus. Lui che la meschinità o l'invidia non sa che cosa siano spazza via quelle scuse dietro cui ci si nasconde, che certi difetti siano congeniti nell'umano esistere. Lui se ne sta lì a dimostrarti quanto tu possa essere migliore di quello che immaginavi. E' lì per allargare i tuoi orizzonti, orizzonti che magari non riuscirai ad esplorare completamente ma di cui potrai goderti il panorama perlomeno. E la mia ricerca in questo periodo è volta proprio a questo: a rendermi conto di quante cose pensate impossibili siano possibili, quanto spesso ci si fa schiacciare dalle previsioni e dalle conclusioni che qualcun altro ha fatto. Cancella tutto. Esplora tu, capisci tu, decidi tu cosa è e cosa no. Non lasciare che sia la visione limitata di qualcun altro a limitare la tua. December 17 Dei complimenti, il resto son schiocchezzeIn questi giorni sono stato sempre sul punto di scrivere ma ho poi finito col concedere una pausa alla penna, ultimamente affaticata da continui post che nessuno legge più. Ma una cosa che merita di essere detta c'è: Venerdì, 15 Dicembre 2006, ore 9.45, aula magna del Politecnico di Torino, si è laureato "Il capo", "Il bestia", "L'arcano bevitore", "Rutto tonante". Lo si può chiamare in tanti modi, ma tanto avete capito di chi parlo. Spiace per la gente che a causa dello sciopero (poi parzialmente revocato) non è potuta venire e per Daniele, che lo studio l'ha strappato e portato in Svizzera, ma che ha preparato due splendidi cartelloni di laurea. E non è stata una settimana leggera. Ormai divertirmi e sbevazzare è un impegno a tempo pieno. Lunedì a pranzo con Vale, mercoledì son venuti da me Alessandro e Luca. Il giorno dopo sveglia alle 8, per poi finire in goliardia la sera con il rientro alle cinque passate. Sveglia alle otto per andare alla laurea di Andrea (che dormiva da me), e conseguente festeggiamento alcolico tutto il giorno. E poi la sera si continua ovviamente, tutti da Mr. Gipson. E' scontato che anche il giorno seguente, sabato, lo si passa a sbevazzare. Di martedì con Alessandro e Luca si diceva, unaE non è stata una settimana leggera. Ormai divertirmi e sbevazzare è un impegno a tempo pieno. Lunedì a pranzo con Vale, martedì son venuti da me Alessandro e Luca. Una bottiglia di genepy, qualche litro di birra. Loro che usano il mio account msn per insultare i miei contatti (tra parentesi chiedo scusa a Laura, Antonella, Daniela e Federica). E poi tante chiacchiere sulla vita, fra chi partirà per l'Irlanda, un biglietto in tasca e il bisogno di scoprire, a chi andrà all'estero, non sa ancora dove ma sa già che un futuro ce l'ha. Due persone straordinarie. Due geni. E la cosa si esemplifica chiaramente quella notte: mentre dormo Luca prende una sedia e me l'appoggia sulla schiena, con delicatezza per non svegliarmi. Notate che Luca dormiva in uno di quei letti che si tirano fuori, più in basso di dove ero io e quindi era conscio di rischiare di riceve la sedia in testa qualora mi fossi rigirato. Ed io nella notte, imprigionato nel dormiveglia mi sono accorto di qualcosa, ho toccato con la mano ma la mia mente si rifiutava di accettare ciò che era. Perché vi renderete ben conto che la cosa non ha alcun senso. E questo è il bello. Perché la normalità va sempre sfidata. Chi mi sta attorno ultimamente è stato ammorbato dai miei mille aneddoti relativi alla goliardia; quello che mi ha colpito maggiormente sono le grandi burle che hanno architettato negli anni. Una per tutte: rubare una barca da pesca, avvicinarsi ad un incrociatore della marina degli stati uniti, salire dalla scaletta e dichiarare guerra in nome della goliardia italiana. Questo è un gesto, come tanti altri che non sto qui a raccontarvi, che non ha senso alcuno. Che avrebbe potuto portare pesanti conseguenze ed invece è stato solo un momento di gran divertimento ma che porta anche un significato in sè: a volte si può fare qualcosa che non risulta neanche pensabile, a volte basta provare. Osare. Ed è stato così anche per i più grandi successi economici se ci pensate. Le cose più grandi sono nate dall'aver visto una alternativa dove nessun altro la vede... trovare il coraggio di vivere. December 12 UniversiadiMi hanno preso per una collaborazione relativa al broadcasting. Non so altro di quello che dovrò fare... mmm dai questa volta potrei anche svolgerlo davvero il lavoro invece di divertirmi solo a farmi scegliere... vedremo... certo l'inizio è fissato lo stesso giorno in cui devo fare una presentazione ma suvvia...
E comunque per quanti non lo sapessero l'inno delle universiadi è il Guadeamus Igitur, studiatevelo ragazzi. Ah si, è in latino. Lo trovate qui cantato & messo in mp3. December 11 FugaVoglia di fuga. Davvero, un bisogno che occupa tutto me stesso. Individuare una meta è solo un dettaglio, il luogo non ha importanza, l'essere altrove è il solo requisito. Alla solitudine ho fatto l'abitudine, per quanto sia possibile. La TV non mi fa più compagnia, un foglio bianco non assorbe più il sangue che sgorga copioso. E i vincoli cadono appropinquandomi al limite per cui mi chiaman folle. Quello che dovrei fare per guarire é riprendere il ritmo delle cose, la routine. Impegnarsi, studiare, recuperare. La testa forse non tacerebbe ma sicuramente abbasserebbe la voce. Ma io non sono saggio, io rifuggo la soluzione corretta, la guarigione. A leggere questo mio blog devo apparire come un misantropo avulso da rapporti sociali ed invece il mio psicodramma va in scena dal palco di una vita comune di relazioni, risate e bevute. E la continua ricerca di un sintomo, un malessere da pungolare affinchè si manifesti, quella è un mio male. Ma io da me pretendo la forza dello scoglio, che regge l'impeto con pietrificata ostinazione, mi abbandono a Macchiavelli e al suo "dove c'è una grande volontà non possono esserci grandi difficoltà". Non cerco cure anzi cerco altre malattie al solo scopo di allenare i miei anticorpi, e con questo perdo ogni diritto di lamentarmi. Redimendomi. Almeno a parole. E quanti punti ho messo.
Lione, Monaco di Baviera, chissà... December 10 ...Torino è poi per erroreOre cinque del mattino, mentre le lancette se la spassano dalle parti delle ore piccole trovo ciò che cerco. Cammino per la mia amata città, passeggio. Mi fermo ad una fontana, guardo un vecchio palazzo. Quel tempo è solo mio. Ecco.
Ma quella è solo la conclusione della serata passata ad una cena della goliardia. Un po' spiace non essere con i vecchi amici. E come non potrebbe. D'altra parte vi è una serata a tratti difficile forse ma ciò che mi piace, il motivo per cui provo ad insistere per cavarmela invece di rispondere a testate, sono le persone che ho incontrato. Perchè alla fine di tutto sono sempre le persone che contano. December 09 Vento o che altro?L'intervento che ho scritto l'altro giorno è andato perduto, questo sfortunatamente no e appare in questo mio blog ormai privo di commenti da eoni...
E' solo il vento venuto a cacciare i miei forse, rapirli, fargli fare vorticanti mulinelli e poi sparire dove solo lui sa. Ch'io poi, a dire il vero, nel vento ci spero. Nello scompigliarmi questi pesanti pensieri, renderli tanto leggeri da volteggiare. Confondersi fra le foglie. E' solo questo il mio misero sperare. Di poca ambizione posson tacciarmi d'esser malato. Ed io accetterei, anche solo d'un giorno far tacere il mare di voci che mi ballano attorno, dalla loro postazione priviligiata: la mia testa. Da ciò che è alla destra. E poi forse con questa parola e mille altre mi crogiolo nel mio inattivo contemplare. Perchè poi io vivo, felice del mio impercettibile pulsare. December 05 UhmQuesto post nasce già vecchio il perchè nel corso del post medesimo
Il kebab divorato in un attimo dopo una giornata di poli conclusasi fuori tempo massimo, le otto passate. Il tram che si rompe sulla strada del ritorno, il risultato di un esame che arriva dopo 20 venti giorni. E non è quello atteso, una scadenza che viene anticipata, ma ehi è la mia vita e devo amarla. Certo una birra ed una sigaretta aiuterebbero...
Oggi camminavo per gli sconfinati corridoi del poli. C'era un gruppo di ragazzi che parlavano fra loro prima di entrare in aula. E una ragazza, un pò meno carina, un pò più in carne che se ne stava sola con la musica nelle orecchie a farle compagnia. Lo sguardo un poco malinconico, o così è parso ai miei occhi e alla mia visione distorta. E nella mia umana piccolezza la vita non mi sembra giusta. Perchè probabilmente lei non verrà mai avvicinata per prima ad una festa, quanti si interesseranno a quello che ha da dire, da dare? Ma poi mi nascondo dietro al fatto che ci sono tante cose che non vedo e che non so valutare e forse c'è un disegno in tutto questo.
Forse c'è un disegno se arrivo a casa alle otto di sera. Forse è quello che si percepisce quando si è sobri.
Poi scopri che la rete non funziona più e allora no, è proprio che la vita fa schifo.
E poi ti offrono un lavoro allucinante, l'amico che ti presenta al datore di lavoro garantisce "che potrebbe farcela e forse anche sopravvivere"...
Insomma.
Il perchè era che non avendo connessione l'ho postato solo in seguito December 03 Dentro (la stanza)Per quanto potrete trovarlo allucinante più di una persona pare abbia trovato decente l'intervento chiamato "Dentro" che trovate poco sotto. Probabilmente si limitano ad assecondarmi mossi da pietismo, cosa che risulta assai pericolosa perchè nel mio montarmi la testa proseguo quel mio delirio
Mi ritrovai in questo spazio angusto, avvolto da un tepore soffocante. Le prime volte che fugacemente lo visitai gridai, mi dimenai, provai s squarciare queste pareti di fomma, a gridare a chi stava là fuori chiedendo aiuto. Piansi perfino. Poi con il meticoloso lavoro del tempo mi convinsi di quanto poco ci fosse là fuori per me. E dovetti rendermi conto che all'interno di questo luogo il pianto o qualsiasi mezzo servisse a comunicare emozioni erano semplicemente inutili. Ero qui ed ogni lacrima avessi pianto avrei dovuto asciugarla io stesso. Ci volle molto tempo per limare l'invidia verso chi era là fuori e più ancora per riconoscere quanto io stesso avessi contribuito ad erigere quelle pareti on il mio eccessivo pretendere dalle persone. Conscio del fatto che il rifiuto di cambiare avrebbe potuto significare non abbandonare più quella stanza ovattata ma irrimediabilmente fermo nella mia posizione, nel non recedere dal mio aspirare al molto, nella mia incapacità di di vivere nei compromessi di là fuori. In questa stanza perennemente tiepida non albergava saggezza alcuna.
Ciò che più stupirebbe chiunque non abbia vissuto con abbandono un luogo simile è la bellezza che segue l'orrore iniziale. Quaggiù dove le aspettative s'attutiscono e da sordi echi si fanno intensi silenzi il concetto di domani, d'attesa sfuma fino a perdere i contorni e come liberato svuotarsi in una grande risata che può sprigionarsi in questo vuoto. Il timore non ha senso qui. Come ogni altra cosa, come indica la verità trasudata da queste pareti di gomma frutto dalla cieca e distaccata obbiettività dell'estraneità. |
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