Federico 的个人资料L'eremo del viandante照片日志列表更多 ![]() | 帮助 |
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3月31日 Torino è nuovamente miaDevastato. Mal di testa. Stanchezza. Notte insonne. Cerco un po' di sollievo in Donatella Rettore, in quella "Dammi una lametta" che aveva aperto il mio viaggio. E poi nel testo di "Donatella". Mi manca di leggere "La coscienza di Zeno" con la giusta scenografia (ovvero la città in cui è ambientato) ma è qualcosa che non scambierei con la medicina che curerà questo mio mal di capo: amici e fiumi di birra. D'altra parte non posso esirmi dall'essere il solito cazzone nonostante il settore della formazione in campo IT ora pesi quasi per intero sulle mie possenti spalle... Eccomi perplesso alla lavagna in un attimo di pausa e la sera, pronto per uscire al pub dopo aver arrabbattato qualche appunto per la lezione seguente. 3月26日 TriesteEccomi a Trieste, alloggiato in un B&B dove la connessione Wireless si rifiuta di funzionare...
Ed io che volevo raccontare di sabato sera, del bere al 'keller e sfuggire insieme a Ciube e le sorelle a Torino, al pub danese di via Nizza, inseguendo uno spunto istintivo. Che poi sarebbero proprio da ringraziare, il buon Ciube che c'ha voglia di buttarsi e guidare. Le sorelle, sempre simpaticone e che mi fan pentire di averle frequentate un po' meno in queste settimane. Rinvigoriremo l'amicizia a forza di crepes.
Volevo raccontare del tornare a casa alle cinque e mezza e dell'uscirne alle sei per cacciarmi in treno fino a sera. Del viaggio condiviso con donne cinesi, un uomo che parlava arabo ed una coppa padre-figlio inglesi... Trieste città di confine ma anche sui treni per raggiungerla di italiani non se ne trovano. E arrivato e depositati i bagagli girare per la città, infilarsi in pub e tornare a casa distrutti. Ecco come ci si prepara al primo giorno di lavoro, almeno se siete me... quello che mi piace di me è che non ho bisogno un motivo per fare le cose se non il trovarle divertente, e non dormire il giorno prima di partire per questa mia prima trasferta lavorativa mi sembrava tale... per le cose che non mi piacciono, beh avete i commenti per darmi almeno un'idea della lunga lista che, sono sicuro, vi viene in mente.
Trieste dove mio nonno paterno è mancato, ed i libri comprati da leggere quando sarebbe andato in pensione li ho aperti io, togliendo il cellophane, sfogliandoli per la prima volta. Ad impararne le parole ma soprattutto a non dare per scontato che ci sia un poi. E così se vi piace un libro, beh, io inizierei a leggerlo ora. Adesso capite perchè "Le città invisibili" l'ho letto in una notte? Meritava.
Ma io tutte queste cose non ve le dico perchè il wireless non funziona e mica sarò così scemo da ficcarmi in un Internet Point, no?
O si?
Mah...
Non è male starsene in questa ventosissima città a consumare quantità smodate di sigarette e trovare un modo per tenere la prossima lezione (per chi non lo sapesse mi hanno spedito qui a tenere un corso di Java, eh si, quell'essere ingegnere informatico da cui sfuggivo pare avermi raggiunto). Certo. Mi rendo conto che mi mancate voi al di là dello schermo, che sono legato a voi. Alle risate delle sorelle, alla già citata voglia di fare di Ciube e più che mai alle solite vecchissime e noiosissime conoscenze: Asso e Il bestia (che poi utilizzandoli solo io codesti soprannomi qualcuno capirà chi sono?). Per non parlare dei mille altri: dalle Vale ai Paoli. A due a due come le ciliegie. Ma se non vi cito tutti è perchè alcuni di voi li voglio risparmiare dal finire in queste orribili pagine (e non perchè pago a starmene qui a scrivere i vostri nomi di balenghi...). Insomma starsene con sè stessi non è male ma credo fortemente che sia meglio se non ti capita di essere me. Insomma diciamocelo. Dopo un po' con me non mi ci sopporta, non vi faccio un po' pena al pensiero di dovermi auto-sorbire per una settimana?
P.S. Volevo dire una cosa, visto che la persona in questione si è appena scollegata:
DOMINA, DOMINA, DI TUTTI NOI SEI LA DOMINA
DOMINA, DOMINA, DI TUTTI NOI SEI LA DOMINAAAAAAA
Spero che coloro che possono si ricordiano di ribadirglielo dal vivo quanto farei io se ci fossi alla prossima riunione e alla cena del senato.... 3月24日 Intrufolamento ad una festaIeri sera io e mister K, con Vale F., andiamo ad una festa di suoi amici (ergo lei, a differenza di noi, conosceva almeno qualcuno dei presenti). Una specie di circolo prenotato per l'occasione. Biliardo, karaoke, cibarie, bevande. Dopo qualche partita di riscaldamento al tavolo verde arriva la festeggiata, sorpresa il giusto e parte la festa. La gente inizia a cantare vecchi successi italiani da "Gloria" in poi fino ad arrivare al perdizioso estremo di "Certe notti". Si divorano tramezzini, si sorseggia fanta. Un bel gruppo di amici che si divertivano fra un trenino e l'orrore di aver detto una parolaccia. Noi ce ne stavamo di là insieme ad altri amici che ci avevano chiamato per sapere che si facesse e che noi avevamo prontamente invitato a raggiungerci. Andandoli a prendere un salto alla mia macchina ed un paio di bottiglie di Vermouth avevano ristabilito il tasso alcolico minimo. Ogni tanto vagavo in mezzo agli altri, incuriosito. Ascoltavo i loro discorsi, li vedevo vergognarsi per avere usato un termine poco aulico in mia presenza; mi faceva morire dal ridere l'idea pensassero di potermi scandalizzare o fare cattiva impressione con me. C'era gente di tutte le età, che si divertiva. Una volta di più ho avuto l'impressione che delle infinite possibilità che si hanno nella vita si possa prendere una sola strada e tutte le altre finiscono con l'esserci estranee. Sono un po' incuriosito, dal vedere un modo di vivere diverso dal mio. Sbaglierò, probabilmente per arroganza e superbia, ma credo che vivere in un modo semplice, senza vizi, senza malizie sia spesso il risultato dell'aver vissuto riparati da quello che c'è in giro. Ad una certa età credo di aver iniziato a perdere quell'idea di un mondo sicuro, preparato da brava gente per altra brava gente, aver iniziato a vedere cose che all'inizio mi hanno spaventato perchè rovinavano il mio diorama dal cielo rosato, mi obbligavano a capire verità che avrei voluto ignorare. Ed ora me ne stavo a sorseggiare i miei alcolici trafugati, là fra le mie cicatrici. Mi ha fatto piacere essere andato a quella festa, il totale opposto di quella di Thomas. Gente simpatica, allegra, diversa da me. Mi piace capire la gente. Le persone viaggiano per stupirsi delle montagne, dei mari, dei fiumi, delle stelle; e passano accanto a se' stessi senza meravigliarsi. (Sant'Agostino) 3月23日 BiancoEro in uno sconfinato prato, verde. Tu te ne stavi nel centro, vestita di bianco. Un bianco scintillante ma che non abbagliava, quel tuo bianco così avido da non rinunciare neanche ad una goccia di sole. Io non parlavo, me ne stavo lì come ad aspettare di vederti invecchiare. Poi tu alzasti lo sguardo. Continuavo a non parlare; c'era troppo, troppo bianco. 3月21日 ComuneL'inverno ha deciso di tornare a fare una capatina proprio ieri sera, proprio al comune dove si stava dividendo una birra. Una capatina la fanno anche le due vale, sghignazzanti per ragioni tuttora imprecisate. Come se avessero bisogno di una ragione, il tempo di un saluto, di lamentarsi del freddo e se ne ripartono. Rimangono parole sugli ultimi avvenimenti ed il sapore d'una vecchia abitudine che continua a farmi compagnia nell'incerto ritorno a casa. Mi è capitato in questi giorni, in più di una occasione, di parlare di sensazioni che per me sono passate, di un modo di affrontare le cose che ho sperimentato e che ho superato. Mah. Comunque sia Daniele dalla Svezia ci fa avere qualche foto. E' che mi sento pigro impigrito sul mio mistero, come se non andasse neanche a me di capirmi. In fondo posso vivere anche senza aver letto il mio manuale di istruzioni. Anzi. Spensierata, atarassica, allegria. E' bello vivere, a prescindere. Si, certo, soprattutto per chi non mi conosce 3月19日 Ritorno da PisaDue giorni a Pisa, pochi minuti dormiti sul treno di ritorno. Arrivare a casa a sera e crollare sul letto. Alzarsi e mettersi al lavoro sulle slides da scrivere per il corso. Un'esperienza. Il primo viaggio goliardico, quello che in gergo chiamiamo "estero". Quando sei stanco e brillo le cose ti colpiscono con più vividità e mi rimane una canzone cantata con dolcezza in un mattino da reduci, unici sopravvissuti noi del Tosone ed i nostri gemellati della Res: S'infilavano stivali grandi da uomo per accalappiare le stelle; s'affilavano le spade, figlie del tuono, per vendere cara la pelle: impazienti eroi, terribili divinità, forti quanto noi nessuno per l'eternità. RIT.: E fughe di cavalli, stormi d'angeli e occhi da sgranare e siamo lì da anni, così tanti che si soffre a ritornare. Quando saremo bimbi, ti ricordi, dammi il tempo di arrivare, quando saremo bimbi, ti ricordi... 2- S'intrecciavano stagioni, muscoli e Cuore, le feste di Calendimaggio, esultavano le prime storie d'amore, di sogni, pudori e coraggio. Quando tu lo vuoi ti dono la verginità, da quel giorno in poi nessuno ci dividerà. RIT.: E profumava donna, fiore e rondine bruna al maestrale, e mi diceva grande come il mondo oltre il bene e il male. Quando saremo bimbi, ti ricordi, dammi il tempo di arrivare, quando saremo bimbi, ti ricordi... 3- Ti ricordi che si giocherà per davvero di uomini, nani e giganti, ti ricordi se capiterà che non c'ero che i cieli sono tutti distanti: non mi cibo mai di briciole di verità, noi restiamo noi, terribili divinità. RIT.: E seminava l'ombra di un pulviscolo d'oro giallosole e la volevo grande come l'urlo che dal cielo squarcia il mare. Quando saremo bimbi, ti ricordi, dammi il tempo di arrivare, quando saremo bimbi, ti ricordi... 4- Fu così che non ne siamo usciti più fuori nemmeno per pochi momenti, siamo adulti e fortunatamente nei cuori non siamo cresciuti per niente: prigionieri o no è timida la realtà, come fantasia saremo quello che sarà. RIT.: E muoio come il giorno, nel crepuscolo, invece di dormire e mi ritrovo sveglio con il giorno, quello nuovo da scoprire. Quando saremo bimbi, ti ricordi, dammi il tempo di arrivare, quando saremo bimbi, ti ricordi o no? Ci saranno occasioni in cui potrò scrivere di più ma per ora ve la cavate con queste poche righe. Ah solo siamo alla ricerca di un suonatore da chitarra da far goliarda... fatevi avanti, su... 3月17日 PartenzaIn partenza per una due giorni a Pisa. Tanto sonno, poche idee. Che gusto strano ha l'attesa della partenza, sempre uguale. Un misto di leggerezza e malinconia. Mi spiace di perdermi la festa di Richard ed il sabato con gli amici ma viaggiare, anche brevemente, è sempre un'ottima scusa per perdere un po' i pensieri qua e là. A presto. 3月15日 BalconiUn pallone abbandonato in una fioriera, giocattoli sparsi sul balcone. Quanto tempo è passato. La cerniera della giacca fatica a chiudersi e la bottiglia d'olio scivolatami dalla mano spacca un boccale sottratto in qualche pub. Materia, non mi riesce di badarvi; so bene che però le schegge di vetro, conficcandosi in un piede perennemente nudo, potrebbero ottenere di suscitare un mio distratto disappunto. Stasera Goliardia, oggi il balcone e guardar sotto e tutt'attorno. Penso a quello che sono, che così in profondità si nasconde, esiliato nelle uscite al pub che mi vedono allegro compagnone pronto ad una bevuta. E' qualcosa che ho iniziato a fare acquisendo più in là la convinzione, i momenti di pace che mi dava quel mio esercitarmi al cambiamento, come un gioco a distrarmi. E poi le cose sono cambiate ed ora posso essere solo quello che mi va; e sono molte cose diverse semplicemente però non ci sono sempre le occasioni perché alcune parti di me, che considero la mia radice, possano venir fuori. Spero che non appassiscano, ma sarà un pensiero che mi viene guardando le piante sul balcone della vicina, scomparsa da quasi un anno e che la nipote, subentratale, non ha mai tolto. Chissà quanto rimarranno lì. Troppo pesanti per poter essere rimosse, le piante della signora Renata. 3月14日 ...come l'ombra d'una luciditàSe riguardo alla mia vita, e lo faccio, tenete conto, vi prego, con la lente di chi è poco dotato d'umiltà, sono contento della persona che sono diventato. E della forza che ho. Anche se non sempre la uso. Quello di cui mi rammarico e di non aver sempre dato agli altri, a volte perché non mi è stato permesso, a volte, forse, per mie colpe. Credo di averlo già scritto in questo ciclico e ripetitivo blog. E mi dispiace delle persone, in particolare degli amici, che ho sottovalutato. Di cui non ho compreso molte cose e anche, cieco, per averne dato per scontate le qualità. Ma in una vita che, a guardarla senza i paraocchi, non è giusta, bisogna saper accettare ciò che otteniamo senza averlo meritato, come il consiglio di questo libro, "Le città invisibili", donato ad un uomo di scarsa cultura. Insieme ad un cigarillo alla vaniglia. Donazioni disgiunte nel tempo ma riunitesi in questa serata. E si inciampa in brani: Vi arrivai nella prima giovinezza, una mattina, molta genta andava svelta per le vie verso il mercato, le donne avevano bei denti e guardavano dritto negli occhi, tre soldati sopra un palco suonavano il clarino, dappertutto intorno giravano ruote e sventolavano scritte colorate. Prima d'allora non avevo conosciuto che il deserto e le piste delle carovane. Quella mattina a Dorotea sentii che non c'era bene nella vita che non potesse aspettarmi. Nel seguito degli anni i miei occhi sono tornati a contemplare le distese del deserto e le piste delle carovane; ma ora so che questa è solo una delle tante vie che mi si aprivano quella mattina a Dorotea continuando ad inciampare, fra le righe di questo dono, che mi prendo stanotte, perché aspettare? più si perdeva in quartieri sconosciuti di città lontane, più capiva le altre città che aveva attraversato per giungere fin là, e ripercorreva le tappe dei suoi viaggi, e imparava a conoscere il porto da cui era salpato, e i luoghi familiari della sua giovinezza, e i dintorni di casa, e un campiello di Venezia dove correva da bambino con il risultato di accorgersi di dovere delle scuse. Per alcune passati anni, per altri giorni. Detto questo è inutile stabilire se Zenobia sia da classificare tra le città felici o tra quelle infelici. Non e' in queste due specie che ha senso dividere la città, ma in altre due: quelle che continuano attraverso gli anni e le mutazioni a dare la loro forma ai desideri e quelle in cui i desideri o riescono a cancellare la città o ne sono cancellati una piccola confessione: vorrei scrivere qualcosa di simile a questo libro. Un tempo, senza sapere di questo, avevo cominciato un libro chiamato "la città che bruciò". A Cloe, grande città, le persone che passano per le vie non si conoscono. Al vedersi immaginano mille cose l'uno dell'altro, gli incontri che potrebbero avvenire tra loro, le conversazioni, le sorprese, le carezze, i morsi. Ma nessuno saluta nessuno, gli sguardi s'incrociano per un secondo e poi si sfuggono, cercano altri sguardi, non si fermano Ed io, ancora, ne rubo la conclusione: ...cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. Lungi da me poter collocare questa frase che troppo e troppo ha dentro sè. Ma uno, e non è che uno fra mille dei sensi che gli posso dare, è quello di ricordarmi che oggi è stata una giornata degna di essere vissuta e non tutte le mie lo sono. E allora cercherò ciò che vale. Ed è strano pensare che ciò che serve già lo sappiamo eppure abbiamo bisogno di ricordarlo e ricordarlo. Quanti grazie dovrei dire. 3月12日 Distrazioni, avete perso una battagliaQualche mese fa parlavo di distrazioni: il tempo passa e mi ritrovo a sognare meno forte, a smettere prima di arrivare a sanguinare E quindi vorrei ricordarmene, ora che ho rivisto lo scorcio di una stanza che avevo chiuso, che avevo perso e più frequentato. E mi sono stupito. Ecco. Forse non sarò sempre capace di sognare tanto forte come ora ma voglio almeno evitare di dimenticarne il sapore, affievolirlo. Per il resto dispensa consegnata, si inizia a lavorare per il programma che devo fare per quel perito e c'è sempre quell'altro progettino in sospeso. E il poli chi se lo ricorda più... Che tempi... 3月7日 IntensitàAdoro scovare queste frasi. Adoro le canzoni, i testi e le situazioni che all'interno di grande volgarità nascondono una perla di delicatezza. Preferisco il vivere, l'agire intenso e pieno d'errori e di passioni, di sentimento alla frigida e vuota educazione. Sono solo quattro parole in croce ma eccole: Amore mai trovato in giro per la terra quello che ti ho narrato dentro al tuo Cuore serra. Precedute e seguite da riferimenti osceni. Ma voi parlate mai a qualcuno che non avete ancora incontrato? Mi sembra una cosa stupida ma anche così ingenuamente bella. Anche se va rafforzare la mia idea che spesso ci si innamori di una idea più che di una persona, spinti più dalla voglia d'innamorarci che da quello che troviamo. Forse è giusto sia così. 3月5日 ...niente...Sto provando a rimediare alla mia limitatezza musicale provando ad ascoltare qualche nuovo gruppo che ancora non abbia avuto modo di raggiungere il mio regale apparato uditivo. Pink Floyd. Riascolto, come da far mio, mille e mille volte un solo pezzo: Wish you were here So, so you think you can tell Heaven from Hell, blue skies from pain. Can you tell a green field from a cold steel rail? A smile from a veil? Do you think you can tell? And did they get you to trade your heroes for ghosts? Hot ashes for trees? Hot air for a cool breeze? Cold comfort for change? And did you exchange a walk on part in the war for a lead role in a cage? How I wish, how I wish you were here. We're just two lost souls swimming in a fish bowl, year after year, Running over the same old ground. What have we found? The same old fears. Wish you were here. Poi oggi pomeriggio lo passo nello studio di un perito a discutere di un programma che dovrei realizzargli. Torno a casa alle nove e la sera sono di nuovo a riascoltare questo pezzo. Senza soffrire per nessun ricordo mi venga in mente. Ripensare a tutto con un sorriso, pensando alla prossima volta in cui sarò in uno stato tale da commuovermi per una canzone come questa, quando avrò un motivo per dire Wish you were here. 3月4日 End of Week-endVenerdì insonne, d'un paio d'ore appena consumate a riposare. Sera di birre sospirate, meritate forse, a seguito d'un preludio ballerino in uno di quei locali che son popolati da animatori che lanciano i balli, fanciulle entusiaste di sfoggiare, beh, un po' tutto e barman che ti pinzano la drink card. Che si può fare, assonnati e privi di birra a buon mercato, se non dividere l'ennesima lamentela, sempre più stagionata, sulle donne causa di tutti i mali il più grave dei quali è il non esserci. Ma poi le amiche le vedi scatenarsi felici e sei contento di essere lì anche se non ti disperi per la chiusura non tarda del locale che ti lascia il tempo, appena appena, per irrompere all'Eagle house a rimandare il sonno dei gestori; lì a parlare di vecchi amori, passati e passati, senza indecisione quasi senza rispetto. A ricordarsi di parole dolci e sentite, sguardi, promesse che suonavano così vere e non saprei dire se dipendesse solo dal mio orecchio ingenuo. Mi piace pensare di no. E sabato. Sabato c'è una vera festa. Prima di andarci, raccattati gli amici, si sta un po' a naso in super via dell'annunciata eclissi lunare. Ammetto che pur concedendo a questo spettacolo qualche occhiata furtiva per lo più ricambiavo l'indifferenza che la luna mi mostrava un po' perché questo genere di eventi mi sembrano molto più meccanici che poetici ma soprattutto perché so che quando si rimetterà quest'abito rosso fra vent'anni al mio posto troverà un uomo che non conosco, un me adulto che non saprà che farsene delle mie esperienze dei vent'anni accumulate fra sbronze colossali e colpi al cuore (generalmente nell'ordine inverso). E poi questa festa parte ed accelera. Un luogo magico, fra una vecchia macchina americana parcheggiata in giardino, musica eccezionale in un rustico pieno di gente folle. E un gran bar. Io finisco col prendere una zolletta di zucchero. Lo zucchero non lo uso mai ma faccio un'eccezione per questo quadratino imbevuto d'assenzio. E sambuca, e mirto e birra e... e si ho bevuto un po' troppo. Non sono l'unico con Micol che passa la serata abbandonata su Ciube che prende così seriamente il compito da non alzarsi nemmeno per andare a fumare. Sorprendente. 3月1日 Mattinata cerealeLa solitudine dei cornflakes che affogano nella tazza. E' mattino, è mattino per davvero, fra i clacson che suonano e il sole che, beh si fa desiderare. E pensare che ieri me ne stavo con la giacca ripiegata su un braccio, che caldo, a sognarmi quel mare di lucciole che apparirà entro qualche mese in quel posto che io conosco, le serate in maglietta, le escursioni, le notti in tenda. Però a me piace questo grigio di oggi, anche se fa un po' male al mio sentirmi solo e mi fa venire voglia di fumare, passeggiando per le strade fra me e me, forse solo per accorciare d'un minuto questa vita a volte troppo d'attesa. E' che c'è troppo posto, ed un poco di vuoto mi rimane sempre dentro. |
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