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    March 31

    Un segreto che non voglio imparare

    E dormi. Come se fosse silenzio, come se si potesse mettere a tacere un universo di forme in movimento, di tracce congelate, di ricordi che piovono a passi brevi e nervosi. Valanghe di cartoline: bagnanti prosperorse, risate, viaggi lunghi come serpenti, accanimenti su pinte indifese, disperate ritirate da rifiuti troppo immaginati per essere vinti. E tu ci riesci a dormire, a lenire il dolore sottile di percorsi che ingialliscono, di immagini che smettono di inseguirti. A me tempestano gli occhi, occupano le mie finestre. E' che vivo per quel brivido che, so per certo, troverò appena più in là.
    March 28

    Grovigli

    Se vieni a raschiare la porta, ti riconosco. E' quel rumore che fai, come il dondolare di una mano in un piatto di lenticchie. Il solito dubbio della sera, ritorni ad infilarti in attimi e soste, vieni a sorprendermi giocare con le mani in tasca, fra vento e sabbia, mentre accarezzo la conchiglia raccolta da bambino, appoggiata fra i suoi occhi chiari e la gonna troppo corta d'un passato che sembra sfondo, scenografia d'un addio. Ad un dubbio, ad un pensiero non posso che aprire per offrirgli il groviglio di trame che si scontrano e s'accortacciano in me, chiacchieriamo sognando pinte di birra di Colonia.
    March 24

    Come se potessi, come se sapessi

    Io mia nonna, mi ci siedo vicino. Non ci sono parole e sto così, qualche sorriso. Me lo perdona l'impudenza della mia gioventù. Era così anche prima poi. E come potrei spiegarlo quel profumo. Marmellata, orto, campagna. Quei colori, che non hanno bisogno d'esser vivi per esser forti. Quella poltrona, vecchia si, ma grande. E se fa rumore quando ci si siedi non è forse la compagnia. Un po' di compagnia che c'hanno lasciati tutti, proprio lì. Appoggiata con cura. Come se sapessi, capissi ed infine potessi spiegare. Non lo so, ma credo sia su certi silenzi che si costruisce quel piccolo tesoro attorno a cui poi fortichiamo la nostra vita, il nocciolo di tutto, e quel tesoro ha anche forte il sapore di mia nonna.

    March 19

    The Scoppiato Group Project: Dossier 3°

    Facciamo informazione perchè siate pronti al suo rientro nel suolo patrio:



    Nome anagrafico:
    Giorgia (Giorgì)
    Nome in codice: La balenga cronica cazzovaiafareinrussia
    Nome GIUVIELLO: - Non assegnato - (ma ci starebbe bene Balengozzamente)
    Segni particolari: Cioè. A parte che appena la conosci va giù di ginocchiate nelle palle a volte è tanto balenga da riuscire a far pensare che lei abbia un cervello e sia un essere pensante. Tutto questo viene smentito dalle sue decisioni: come quella di andare in Russia. E' una strana forma di vita, in verità poco credibile, però nonostante i suoi tentativi di suicidarsi a colpi di Vetril arranca nella scena dell'evoluzione umana (incidente di percorso o sabotaggio alieno?) ed è motivo d'orgolio per noi!
    Blog/sito: http://cid-8dcd2935408ad0b8.spaces.live.com (ma che cazzo di indirizzo è!?)

    Consiglio di ripassare le puntate precedenti:
    La scoppiata
    Alf

    ...

    Avete presente American Beauty, la scena in cui il ragazzo mostra alla vicina la sua registrazione del sacchetto di carta che volteggia nell'aria; quel sacchetto che poi è ripreso nel finale quando una voce parla del fatto che a volte ci sia troppa bellezza nel mondo. Ecco a volte mi sembra ci sia troppa tristezza, troppo dolore, troppe solitudini strascicate. Non è un dolore come quello che provi per te stesso; quello è curabile, accettabile, se non altro con paio di schiaffi dati a sè stessi. Ma il dolore che vedi negli altri a volte colpisce e non c'è modo di lenirlo. Come la sensazione di essere testimoni di furti perpetrati ancora e ancora, a quelle persone cui è stato tolto e cui si continua a togliere. Quel dolore scivola sotto i miei piedi ma a volte si arrampica sul mio corpo e viene d'improvviso a togliermi il respiro. Quell'odore di solitudine che circonda troppa gente. Persone che attendono. Persone cui sono rubate le emozioni. Non lo so. E' che è difficile. Disse il vecchio crepulone divorando il suo pasto mentre fuori dalla soglia i servi si lottavano gli avanzi coi cani.

    March 16

    Fili

    Questi fili che mi legano, ci legano ad ogni persona. Con questi fili c'è un rapporto complesso, mi ritrovo a riannodarne malavoglia, spinto da doveri ereditati. Li mastico, li strappo, li tessisco. Ci ritorno e li semino. Alla fine però torno alla mia Tana e mi chiudo la porta alle spalle lasciandoli fuori. Perchè rimango un animale ferito e di conseguenza, spinto ad essere feroce.

    Mi torna in mente Fili, da quel gran album che è La morte dei miracoli di Frankie Hi-Nrg.

    Torno a guardare la strada, a sentirne il sapore sulla lingua, a correre dietro a Fata Morgana.

    Immagino di scrivere cronache solitarie, di perdermi in città dai colori troppo tenui, incapaci di definirsi, di trattenere parole per via di cieli troppo vuoti, che non si conoscono ed in cui non so che cercare. Ritorno a cercare soluzioni ne La morte dei miracoli. "Cercando che sia vero" che carceriere di me stesso con la chiave in tasca invoco libertà. E' che dovrei sapere poi cosa cercare per darmela.

    Che poi

    Che poi se vi capita fate un salto a vedere l'album di foto "momenti di delirio" sull'album di Sarozzamente/Jumanji/ecc ecc. Insomma bei ricordi. Branco di scoppiati!
    March 13

    Gli anni

    Sedici anni dopo riesco a contattare un compagno delle elementari. Anno 1988, scuola elementare Cesare Battisti, Torino. Nella mia vita, nei momenti bui ho sempre visto che almeno di un aspetto del mio destino non ho mai potuto lamentarmi: delle amicizie, forti ed importanti. L'altro giorno ho risentito quel primo tassello, quel mio primo migliore amico. Mi sono commosso. E' in programma una birra per la prossima settimana.

    Per il resto è in arrivo il secondo numero di ioProgrammo su cui dovrebbe uscire un mio articolo.

    Poi ripensavo, con malinconia, a certe sere in Goliardia (ed il tempo oblia un poco i tanti momenti brutti o difficili). Poi trovo una vecchia foto. Certe cose non potranno essere come un tempo. Ma in fondo è il senso di tutto; mutamenti, nuove ricerche. Tenendo stretto ciò che si può e recuperandolo. Lasciando andare il resto quando è il suo tempo, non senza aver riservato un pezzo di quel cuore che si fa sempre più affollato e più gonfio.

    Ciao Stefano, Ciao Punta da me, Federico, "Cinofilus ecc ecc ecc, Servo di Punta". Per sempre.






    Perchè certe cose non cambiano.

    Cantavamo:

    ti ricordi se capiterà che non c'ero
    che i cieli sono tutti distanti

    Ma forse quella distanza non è così grande se sai guardare nella direzione giusta.
    March 11

    Amici e compagni di scuola

    Serata con gli amici, fra una birra, una partita a grass ed il solito ineluttabile mare di cazzate ci si guarda compagni di scuola, film di una ventina d'anna fa credo che parla di un ritrovo di ex compagni di liceo quindici anni dopo la maturità. Presenti il solidissimo compagno di classe, il capo, e l'amico che avevamo introdotto in laboratorio facendogli guadagnare il titolo di membro onorario della suddetta classe: Mitch. Sono film che ci sono passati davanti agli occhi per forza qualche anno fa, ospiti fissi dello scarso palinsesto d'allora. A rivederli ora è tutt'altra cosa, si capiscono le implicazioni, le emozioni. Si sente la vita che canta o balbetta ma continua la sua esecuzione fra matrimoni, divorzi, successi, fallimenti, destini generosi od impietosi. Ed è inevitabile calarcisi. Fra compagni/e che ora fanno mostre d'arte o vivono in emilia-romagna o studiano o lavorano o son spariti dal mio radar. Si ripensa alle voci, ai compagni che stanno assieme, a quelli che lo sono stati; a cosa attende quello, dove farà il dottorato quell'altro. Verso la fine viene fuori il nome di una Maria Rita. Come la prima compagna di cui mi sia mai innamorato. Che fine possa aver fatto non lo so. Ed è strano pensare a quel ricordo appiattito fra gli altri, non meno vivido di quelli molto più recenti che, stranamente, mi paiono più eterei, quasi scomparsi, giochi d'ombre sulla tela d'una vita spesa quaggiù, separato dalla mia testa, perenemmente fra le nuvole. Grazie a tutti, compagni d'ogni di tempo.
    March 10

    Scusate

    sono l'unico che pensa "fra sei mesi vado in Germania perchè diavolo dovrei pulire casa quindi? Non vale la pena..."

    E molto fu chiarito

    Visto che non c'ho testa di scrivere nulla mi limita a condividere un barlume di luce che può spiegare molto, che dico molto, molterrimo:

    Basta leggere qui...

    March 06

    Tempus Alcholorum

    Che non rende l'idea no no. Tecnologie viziose provano a riprendere un 5 minuti di tempi calmi in quel delirio che era
    http://www.youtube.com/watch?v=STODr2MiPlw
    http://www.youtube.com/watch?v=hxxr3cS2QKk
    http://www.youtube.com/watch?v=gvqn7_UCoyY

    Quanto? 1-2 anni fa?
    March 05

    Dovunque

    Dovunque vada mi porterò dietro questo mio essere e il bisogno che avverto, dentro. Ho bisogno di avere un figlio. Cioè in realtà sento questo bisogno da quando ero bambino. Un motivo c'è, non ero solo un bambino strano. E' che un motivo c'è.
    March 03

    Punto rossa, firme, malattie

    Un centinaio di migliaia di chilometri. Eppure sembra ancora fresca, piena di entusiasmo, Pare ricordarsi meglio di me quei sabato mattina sulla salita che porta al castello e poi al liceo Darwin di Rivoli. La coda, il sole in faccia, le compagne cui dare un passaggio. E poi le fanciulle (poche :) ) sul sedile. I parcheggi nel bosco, le cassette, le zanzare che entrano in macchina, che in due si stava benissimo e non si era disposti  affatto ad accoglierle, a condividere. Stelle e grilli eran più che sufficienti. E l'autoradio, di quelle a cassette, di quelle vecchie. Spegnevo il quadro e l'autoradio continuava ad accompagnarci. Ed oggi la riprendo questa vecchia macchina ed infilo una altrettanto vecchia cassetta, Samurai 3 (live da una serie di concerti dei Guns n' Roses in Giappone). Ripenso al momento lontano in cui devo averla estratta dall'autoradio e a tutto il tempo che è passato mentre rimanevo ferma, bloccata sulla stessa nota, pronta a riprendere da lì incurante del tempo trascorso, degli eventi, dei cambiamenti. E' strano come una musicassetta possa essere più stoica di me. Non sono lo stesso che si sbellicava nei ritorni da scuola in pullman, che viveva ogni giornata di scuola come una condanna infinita alla noia ma anche come un'avventura al limite del parossismo; fra le altre cose per quei quindici minuti di intervallo in cui mescolarsi a migliaia di altri studenti, avventurarsi in quel cortile affollato dove tutti fumavano (sembrava l'avverarsi del sogno senza pudore di un signor Philip Morris qualsiasi) o spingersi dentro la stanza che costiuiva il piccolo bar; allora sembrava un mondo intero. Tutto ciò che poi era fuori dal recinto dapprima della scuola, poi di Rivoli, Rosta o Buttigliera sembrava l'assoluto, l'inesplorato. E spaventoso sentivo il dovere di cancellare quell'hic sunt leones dalla mappa delle mie ignoranze. E poi fu Torino prima grande e poi stretta e poi i viaggi portarono sempre un po' più là, troppo tardi dentro ai parchi o fino alle coste dell'oceano e la magia si sciolse a furia di voler scavalcare, di voler sbirciare dietro le quinte. Mi accorgo di avere ancora bisogno di confini, di Californie inesplorate. Di quella frontiera che si sdraia sull'orizzonte, quella grande, bellissima sceneggiatura di sfondo che copre l'orrore, del già visto, del noto.

    E pensare che il mondo era fatto di ragazze misteriose, esotiche, appena intraviste che avevan fatto giungere la voce che Due di due fosse da leggere, ed io l'avrei fatto anni dopo, lontano da quella salita assolata, da quell'andarmene a scuola e poi a zonzo per la vita, a svoltare gli angoli, a vedere quel che c'era. E ne ho viste di cose. Ora è che mi sembra non ci siano più angoli!
     
    Ma ora firmerò la cessione della mia vecchia punto rossa che in questi anni ha usato mio fratello (massi, quella storia per cui la rubarono e quando la ritrovai ne avevo acquistat un'altra macchina). Beh ma questa influenza sta passando, ed è ora di tornare a vedere chi c'è là fuori, conservando un po' di posto qua dentro per quella mia amata prima macchina, per tutti coloro che si sono posati su quei sedili (o sul tetto o nel bagagliaio) e hanno vissute con me quelle mille esplorazioni. Qualcuno ha voglia di esplorare con me o vi limiterete a sorbirvi i miei racconti?